Grecia: manifestazioni contro il nuovo piano di austerità

10/02/2012 — Europa

redazione


Migliaia di persone si sono riversate oggi per le strade di Atene, per convergere nella centrale piazza Synatagma, manifestando contro le nuove misure di austerity che il governo greco ha elaborato per rispondere alle richieste della troika formata da Unione Europea, Fondo monetario internazionale e Banca mondiale, al fine di ottenere il prestito che occorre per salvare il Paese dalla imminente bancarotta.
Fermi i trasporti e chiuse molte attività commerciali, la serrata generale, convocata dalle due maggiori sigle del sindacato del settore pubblico e privato, proseguirà anche domani.
Intanto, durante i cortei che si sono snodati oggi lungo le strade della capitale non sono mancati gli incidenti. Alcuni dimostranti hanno lanciato pietre e bottiglie molotov contro la polizia una volta raggiunta la piazza di fronte al parlamento. Almeno una persona sarebbe rimasta ferita negli scontri.
Domenica il parlamento dovrebbe approvare il pacchetto di misure di austerità adottato dal governo, ma alcune fonti governative hanno fato trapelare che il voto potrebbe slittare all'inizio della prossima settimana, per evitare altre imponenti manifestazioni.
Riduzioni del salario minimo, delle pensioni e licenziamenti nel settore pubblico: sono queste alcune delle misure più contestate dai cittadini e previste nel pacchetto salva Grecia. Ma ad unirsi alla maggioranza dei greci sono anche ormai alcuni rappresentanti delle tre formazioni politiche che sostengono il governo di Papademos. Il leader del partito ultraconservatore Laos, Yorgos Karatzaferis, ha dichiarato che non voterà a favore di misure che umiliano il Paese.
Anche nelle fila di socialdemocratici e conservatori che fanno parte della coalizione di governo serpeggiano dubbi in merito alle misure sottoposte al voto della Camera.
Dubbi espressi anche dai ministri dell'Eurogruppo che, riuniti ieri a Bruxelles, hanno sostanzialmente bocciato il piano di austerità presentato dal collega greco Venizelos. In questo caso si tratta di perplessità di segno opposto rispetto a quelle dei cittadini greci.
I ministri delle Finanze dell'area euro temono che le misure sottoposte al vaglio dell'Europa non siano sufficienti per poter sbloccare la tranche di 130 miliardi di euro, necessari alla Grecia per uscire dalla crisi e dal rischio di default.
In particolare il capo del dicastero economico tedesco, Schaeuble, considera il piano non sufficiente ad abbassare il debito ellenico. E d'altronde cresce ad Atene in queste ore l'irritazione nei confronti della Germania, che appare sempre più ostile agli occhi di molti politici. Il leader del partito Laos vorrebbe dichiarare la cancelliera Merkel addirittura persona non grata.
Ma i ministri dell'Eurozona vogliono tre cose: impegni politici seri, il voto del parlamento sull'accordo partiti-governo e un'indicazione su come fare nuovi tagli per 325 milioni di euro, ovvero quelli che la troika voleva ottenere intervenendo sulle pensioni e che invece i partiti hanno bloccato.
Secondo il commissario europeo per gli Affari economici, Olli Rehn, l'accordo con i creditori privati, da cui pure dipendono gli aiuti, è in sostanza pronto e se il parlamento ellenico lo voterà si sarà ancora in tempo per partire con l'operazione di swap (o sostituzione di bond), che consentirà di alleggerire il debito greco di 100 milioni.
D'altronde la stessa Merkel avrebbe dichiarato che il fallimento della Grecia è un rischio che nessuno vuole affrontare e che sarebbe difficilmente controllabile.









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