Egitto: vittime e scontri a piazza Tahrir

21/11/2011 — News

redazione


A una settimana dal primo turno delle elezioni legislative, torna la violenza in Egitto. I manifestanti, che dallo scorso fine settimana si sono riversati nuovamente nella piazza simbolo della rivolta che ha portato alla caduta di Hosni Mubarak dopo decenni di potere, sono stati brutalmente caricati dalle forze di sicurezza. Negli scontri a Tahrir Square, al Cairo, si contano a decine le vittime, anche se il bilancio ufficiale, come spesso accade in queste drammatiche circostanze, non è mai del tutto definitivo.
I dimostranti, che a migliaia affollano la piazza, accusano i militari, che stanno guidando la delicata fase di transizione, di voler rimanere indefinitamente al potere.
Il Consiglio nazionale per i diritti umani ha comunicato che verrà aperta un'inchiesta riguardo alla disastrosa gestione della sicurezza, in una situazione che avrà riverberi negativi anche sull'economia del Paese, sostengono gli attivisti di un'organizzazione umanitaria, Adel Koura.
Altri affiliati a 35 fra partiti e movimenti egiziani stanno organizzando una vasta concentrazione di persone convergenti sulla piazza, epicentro della dimostrazione, affinché fungano da scudo umano contro gli eventuali attacchi degli agenti di sicurezza.
Un portavoce, che fa parte della formazione Libertà e giustizia, legata ai Fratelli musulmani, sostiene che siano stati gli agenti ad attaccare per primi i manifestanti e si augura che a sostegno della mobilitazione giungano milioni di persone a Tahrir Square.
Frattanto fonti anonime dell'obitorio della capitale egiziana parlano di oltre 40 morti negli scontri di queste ultime ore.
Giungono appelli da parte del personale sanitario presente sulla piazza affinché altri medici si rechino sul luogo della protesta per soccorrere i numerosissimi feriti. E ancora, da molti siti internet giungono ulteriori accorate richieste di sangue, di cui si vanno esaurendo le scorte. E questo dato offre già di per sé un'immagine della preoccupante china che va prendendo una rivolta che monta di ora in ora.
Negli scontri fra manifestanti e polizia si è però intravista stamattina la speranza di una tregua, grazie alla mediazione condotta dall'imam della moschea di Omar Makram, situata a ridosso della piazza. L'accordo prevedeva la cessazione delle cariche degli agenti in cambio del rilascio di un ufficiale e di quattro agenti presi in ostaggio ieri sera dai dimostranti.
Ma a consegna avvenuta, la polizia è tornata in azione, per disperdere la folla, sparando proiettili di gomma.
La zona intorno alla piazza è chiuso e di conseguenza il traffico nel centro della città è divenuto pressoché ingovernabile.
In una conferenza stampa il generale Said Abbas, assistente del comandante militare della regione, ha precisato che è stato predisposto un servizio d'ordine allo scopo di proteggere la circostante zona che ospita i principali ministeri, soprattutto a protezione di quello degli Interni, affermando che in piazza non vi sono militari né agenti di polizia.
L'ufficiale ha rassicurato i presenti alla conferenza stampa che il diritto ai sit in è assolutamente garantito, a patto che non vi siano danneggiamenti all'interesse pubblico.
Secondo quanto riferito dal generale, egli stesso avrebbe chiesto ai manifestanti se non ritenessero necessario l'allestimento di un servizio d'ordine al fine di garantire la loro sicurezza.
Frattanto l'Unione Europea segue con evidente preoccupazione l'evolversi degli eventi in corso in Egitto (dove peraltro le manifestazioni di protesta non si fermano alla sola capitale, ma stanno coinvolgendo anche altri centri del Paese, come ad esempio Alessandria, Suez, Ismailia e Qena). L'Alto rappresentante Ue per la politica estera e la sicurezza, la britannica Catherine Ashton, ha rivolta un appello alla parti in causa affinché prevalgano la moderazione e la calma, senza che si punti il dito contro nessuno, a voler significare che è necessario affrontare la delicata fase della transizione, un processo di certo complesso, senza addossare pregiudizialmente responsabilità sui militari per quanto riguarda gli scontri in corso al Cairo, ma sempre nel rispetto dei diritti umani, nell'accoglimento delle legittime aspirazioni democratiche dei cittadini.
L'Unione Europea ha garantito lo stanziamento di fondi e la presenza di osservatori, affinché lo svolgimento delle elezioni in Egitto avvenga secondo gli standard internazionali.
Il governo egiziano, intanto, si riunirà in un Consiglio dei ministri d'emergenza, convocato dal primo ministro Essam Sharaf, per elaborare un piano di gestione della crisi.
Governo che ha comunque già perso un suo membro e segnatamente il ministro della Cultura, Emad Abu Ghazi, che in segno di protesta per quanto è avvenuto ha rassegnato le proprie irrevocabili dimissioni dall'esecutivo egiziano.











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