Ancora scontri e ancora violenza, sangue, feriti e morti (alcune fonti parlano di uno, altre di due) fra i manifestanti al Cairo, che da quattro giorni si radunano nella centrale piazza Tahrir, accerchiata dalle forze di sicurezza, che ne hanno bloccato tre dei quattro accessi, per impedire che i dimostranti possano arrivare alle sedi del parlamento, del ministero degli Interni e del governo, che sono nei pressi.
Testimoni riferiscono che la vittima o le vittime dello scontro con gli agenti sarebbero cadute sotto colpi di arma da fuoco. Altre fonti riferiscono di decessi avvvenuti per soffocamento da gas lacrimogeni.
Fatto sta che il duro confronto fra manifestanti che chiedono la fine del potere in mano ai militari e un immediato passaggio dell'autorità ai civili, e forze dell'ordine accusate di utilizzare il pugno di ferro per disperdere le folle radunate in piazza, non accenna a placarsi.
E se da una parte le autorità al potere, per bocca del viceministro alla Difesa, negano l'uso eccessivo della forza e anzi ribadiscono il diritto a difendersi da chi cerca solo di distruggere le proprietà dello Stato, mettendo a ferro e fuoco gli edifici governativi, dall'altra gli attivisti locali per i diritti umani, ma anche la comunità internazionale, mostrano preoccupazione e sdegno per gli esiti della repressione del dissenso popolare.
Il segretario di Stato Usa , Hillary Clinton, ha lanciato un appello ai militari egiziani affinché moderino la risposta ai dimostranti e rispettino e proteggano i diritti umani di tutti gli egiziani, ivi compreso quello di espressione. Il segretario di Stato ha rchiamato anche l'esercito egiziano a non usare la violenza nei confronti di coloro che sono radunati al Cairo in piazza Tahrir.
Al messaggio della Clinton si unisce quello del segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon.