Oggi molte tradizioni popolari tornano in auge nelle metropoli e nelle campagne della Repubblica popolare, dove i tempi della Rivoluzione culturale sono ormai lontani. In quel periodo centinaia di migliaia di templi, sale degli antenati e oggetti religiosi furono deturpati e distrutti, i monasteri bruciati, i monaci fatti prigionieri, e alla popolazione si ordinò di mantenere un comportamento sobrio e in linea con i dettami della dottrina comunista propagandata da Pechino. Oggi, fortunatamente, non è più così, e anche in Cina le tradizioni secolari possono ricominciare a essere celebrate e tramandate. Questo però non signi?ca che le danze dei draghi e dei leoni, la festa di Tin Hau, quella delle lanterne e quella degli spiriti possano ricominciare a essere festeggiate da tutti liberamente. Essenzialmente per due motivi: da un lato il timore, dopo anni di repressione, di sbagliare qualcosa infastidendo di conseguenza Pechino. Dall’altro perché, quando vengono a mancare la memoria e la guida degli anziani, i giovani non sanno più a quale tradizione attingere. Ecco perché si può sotenere che sia stata Hong Kong a tramandare nella maniera più autentica riti e credenze cinesi. L’ex colonia britannica non ha attraversato nessuna Rivoluzione culturale, quindi la popolazione dell’isola ha potuto continuare a celebrare le proprie feste senza rischiare alcun tipo di censura. Ed ecco che, ancora oggi, il Ching Ming, la festa di Tin Hau, quella delle lanterne, il mese degli spiriti, e ancora le tradizioni prettamente locali, come il festival del drago di fuoco e quello delle focacce sull’isola di Cheung Chau, sono oggi più spettacolari che mai. Seguendo l’ordine del calendario, il primo festival è quello delle lanterne: si festeggia alla ?ne delle celebrazioni del nuovo anno, a metà o alla ?ne di febbraio, e in questa occasione case, strade, parchi, negozi e soprattutto templi si riempiono di lanterne. Durante il Ching Ming, che cade di solito all’inizio di aprile, i cinesi visitano le tombe per evocare gli antenati e chiedere loro se sono soddifatti del comportamento dei propri discendenti. Si puliscono le urne, si lasciano cibo e vino (rigorosamente cinesi) per gli spiriti e, sempre in onore dei defunti, si bruciano incenso e banconote, in modo da poterli aiutare economicamente anche nell’aldilà. In?ne, per indicare che la cerimonia è stata compiuta, sulle tombe vengono attaccate lunghe strisce di carta rossa e bianca. Tre settimane dopo Ching Ming si apre il festival di Tin Hau, in cui si celebra il compleanno della dea del mare. I pescatori decorano le proprie imbarcazioni con nastri e ?occhi colorati e, quando è possibile, raggiungono il tempio via nave per pregare e propiziarsi in questo modo il favore degli dei durante la pesca e la navigazione. Le mogli, invece, si recano al tempio con ?ori di carta da donare alla dea mentre tutti gli altri fedeli bruciano bastoncini di incenso per chiedere a Tin Hau di trasformare in realtà i desideri espressi durante la preghiera. Nel mese degli spiriti, che cade in genere attorno alla ?ne di agosto, “si aprono le porte degli inferi e per due settimane gli spiriti sono liberi di vagare sulla terra”. Al quattordicesimo giorno dall’inizio delle loro peregrinazioni, gli spiriti ricevono offerte di vario tipo: cibo, ma anche automobili, case, banconote e vestiti. Tutti rigorosamente di carta per fare in modo che gli spiriti possano portarli con loro negli inferi. È curioso notare quanto coloro che hanno parenti deceduti a seguito di una morte violenta siano particolarmente interessati a placare gli spiriti con doni ?n troppo generosi. Mentre, per la paura che uno spirito in libertà metta a rischio il proprio futuro, molti cinesi durante il mese degli spiriti evitano di viaggiare, di nuotare, di sposari, di traslocare, o di svolgere una qualsiasi altra attività che possa essere considerata rischiosa. Il festival del drago di fuoco è invece la tradizione più antica di Hong Kong. Viene celebrato in estate, di solito ad agosto, in un quartiere particolarmente affollato dell’isola, vicino a Causeway Bay. Per tre notti consecutive un drago lungo ben sessantasette metri e composto esclusivamente da bastoncini di incenso prende forma per intrattenere con danze mirabolanti ed evoluzioni mozza?ato una folla che non si stanca mai di ammirarlo.
Il festival di Cheung Chau è invece organizzato sull’omonima isoletta della regione amministrativa speciale di Hong Kong. Dura una settimana, e di solito coincide con il compleanno di Buddha festeggiato a maggio. Nato come rito delle cominutà di pescatori per pregare le divinità di proteggerli dai pirati, oggi si è traformato in una parata in stile carnevalesco cui partecipano cinesi e stranieri: entrambi restano puntualmente senza parole di fronte alle acrobazie messe in scena dai bambini in maschera e alle danze dei leoni (di stoffa). Un tempo, allo scoccare della mezzanotte, i partecipanti si s?davano in una gara di arrampicata per raggiungere la punta delle gigantesche torri di legno ricoperte da focacce bianche e afferrare per primi la “focaccia della fortuna”, posta in cima. Oggi, per motivi di sicurezza, le torri sono realizzate su supporti di metallo e le focacce sono di plastica anziché di pane, ma il momento della corsa alla focaccia fortunata resta quello più suggetivo dell’intero festival. La Hong Kong del 2010 non è soltanto il luogo in cui le cerimonie cinesi sono state conservate nella maniera più autentica, ma anche la metropoli che al passato più tradizionale associa una modernità che in alcune zone della Repubblica popolare ancora stenta a decollare. Con una peculiarità impossibile da ritrovare altrove: il festival degli spiriti o il compleanno della dea del mare vengono posti quasi sullo stesso piano delle manifestazioni più tipiche della Hong Kong contemporanea, come i gio chi di luce con cui i palazzi che si affacciano sulla baia intrattengono tutti i gior ni dalle 20.00 alle 20.30 turisti e locali o gli spettacoli pirotecnici milionari voluti dal gover no locale per commemorar e ogni ricor r enza impor tante. Ma, soprattutto, i cinesi riconoscono anche queste ultime come tradizioni proprie da trasmettere di generazione in generazione.


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