Birmania: liberi oltre 6mila detenuti

11/10/2011 — Asia

redazione


Domani potrebbero lasciare il carcere in Birmania più di 6mila detenuti: i dati esatti riguardanti il numero di persone per le quali si apriranno le porte del carcere non sono ancora pervenuti, ma comunque l'amnistia presidenziale, annunciata nei giorni scorsi, rappresenta un chiaro segno di apertura del governo civile di Thein Sein, nella direzione richiesta da Stati Uniti e Unione Europea, al fine di sbloccare l'embargo e rimuovere le sanzioni economiche.
L'emittente statale ha parlato del rilascio di circa 6300 prigionieri, precisando che si tratta di anziani, disabili, malati o detenuti che si sono distinti per buona condotta.
L'amnistia è una risposta agli appelli rivolti alle autorità birmane da parte della Commissione per i diritti umani, di recente creazione, che ha chiesto la liberazione dei prigionieri di coscienza.
Vi sarebbero attivisti, giornalisti e monaci fra i circa 2mila detenuti politici.
Il presidente Thein Sein, nell'evidente tentativo di accreditarsi come leader di una Birmania diversa da quella chiusa e dittatoriale governata dall'ex giunta militare, dunque più aperta e riformista per essere nuovamente accolta nel consesso della comunità internazionale, ha incontrato la leader democratica Aung San Suu Kyi, ha invitato gli attivisti della dispora ha tornare in patria e ha allentato le restrizioni all'accesso alla Rete.
Recentemente ha anche annunciato la sospensione dei lavori per la costruzione della diga di Mytisone sul fiume Irrawaddy, un contrastato progetto cinese nel Nord del Paese. Il presidente ha dichiarato che il progetto viene interrotto in quanto contrario alla volontà del popolo.









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