Il primo caporal maggiore David Tobini, classe 1983, è la quarantunesima vittima italiana nell’operazione Isaf in Afghanistan.
Il militare, appartenente al 183° reggimento paracadutisti Nembo di Pistoia, partecipava, stando a quanto dichiarato dallo Stato maggiore della Difesa, ad un’azione congiunta con forze armate afgane in una zona situata nel Nordovest del Paese, e precisamente nella Valle del Murghab, provincia di Bagdhis, quando è rimasto ucciso in un conflitto a fuoco con dei guerriglieri locali.
I soldati erano entrati nel villaggio di Bala Murghab alla ricerca di un deposito di esplosivi: improvvisamente si sono ritrovati bersaglio di raffiche di armi da fuoco.
Altri due commilitoni italiani sono rimasti feriti nello scontro: si tratta, secondo quanto reso noto dal tenente colonnello Zanchi, comandante della Folgore di Pistoia, di Simone D’Orazio, 28 anni, che versa in condizioni critiche all’ospedale di Kandahar, dove è stato prontamente trasferito dal teatro del combattimento; l’altro soldato coinvolto nella sparatoria, ferito lievemente a un gomito, è Francesco Arena, 32 anni.
Il ministro della Difesa La Russa ha detto che la salma del nostro militare caduto sarà rimpatriata probabilmente mercoledì, giorno in cui si prevede di celebrare le esequie, a Roma, nella chiesa degli Angeli e dei Martiri.
Inevitabili e aspre le polemiche che si sono prodotte in seguito all’ennesima perdita umana nella missione internazionale in Afghanistan, in merito all’opportunità di proseguire con la presenza italiana nella coalizione.
Al profondo cordoglio delle istituzioni e ai messaggi di commozione e vicinanza alle famiglie del caduto e dei feriti in quest’ultima giornata di sangue in territorio afgano, si sono aggiunte le critiche di alcuni esponenti di maggioranza e opposizione, contrari al rifinanziamento della missione, peraltro in agenda proprio domani al Senato.
Da una parte la Lega Nord, per bocca di Stefano Stefani, presidente della Commissione Esteri alla Camera, si chiede se sia giusto restare in “pantano” bellico in cui i nostri militari perdono la vita, troppo restando esposti e “poco tutelati” contro un “nemico senza regole”.
Gli fa eco dall’opposizione Di Pietro, che chiede il ritiro delle forze armate italiane impegnate nella missione Isaf, considerato l’alto prezzo in termini di perdite di vite umane e di dispendio di risorse economiche che la nostra partecipazione sta comportando.
Si richiama al rispetto del lutto per le vittime e alla ragionevolezza il ministro La Russa, secondo cui, invece, non sono questi i momenti in cui si deve pensare di fare marcia indietro rispetto a un impegno preso a livello internazionale.