A che punto è la primavera araba?

25/11/2011 — Approfondimenti

UniCredit-Political Studies


Mentre notizie rassicuranti arrivano dal fronte tunisino e libico dove si sta arrivando finalmente all’ufficializzazione dei nuovi Governi (il Ministro del petrolio libico è Ben Yazza ex dirigente ENI), la situazione continua a rimanere particolarmente grave in Siria ed Egitto. In Siria nonostante le sanzioni internazionali e la forte presa di posizione della Lega Araba e della Turchia che, attraverso il PM Erdogan è arrivata a paragonare il Presidente Assad ad Hitler, gli scontri sembrano tutt’altro che sedati. In Egitto la popolazione pur esponendosi alla violenta risposta dell’esercito continua a chiedere che la Giunta militare lasci il potere. Il Consiglio supremo delle forze armate (Scaf) ha cercato di sedare la rivolta non rinviando le elezioni legislative del 28 novembre (e a cui, in risposta alle manifestazioni, secondo le ultime dichiarazioni del Generale Tantawi, dovrebbero seguire entro giugno le elezioni presidenziali), e ha inoltre nominato come nuovo Primo Ministro Kamal Ganzouri alla guida di un Governo di salvezza nazionale. Una scelta però già contestata dai dimostranti di piazza Tahrir che accusano Ganzuri di essere fortemente legato al passato regime di Mubarak e chiedono che il nuovo Governo venga affidato da “un personaggio politico che sia legittimato dalla piazza”. E’ dunque evidente che la situazione non è prorogabile ulteriormente e la scelta popolare di Governo e Presidente diventa sempre più imprescindibile per calmare il paese.

Avanti nei sondaggi, i Fratelli Musulmani, continuano a rimanere a latere delle manifestazioni onde evitare che poi il prossimo voto venga annullato. La speranza, nella consapevolezza che l’esercito continuerà comunque ad esercitare un ruolo importante anche nei prossimi anni, è che le elezioni, aldilà del risultato riescano a pacificare il Paese. Tuttavia, nel clima attuale, in un Paese con 24 milioni di elettori per la prima volta di fronte ad una vera scelta tra decine di partiti poche cose sono certe e prevedibili fin da ora.









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