La bionda dal seno generoso con il vestito da sera attillato e profondamente scollato ha preso posto accanto a me su uno sgabello del bar e ha cominciato a chiacchierare: Da dove vieni? Sei qui da molto? Dove stai? Io le ho chiesto che lavoro faceva. «Lo sai cosa faccio», mi ha risposto. «Faccio la puttana». Guardandomi attorno nel design bar situato al secondo piano dello sfavillante hotel a cinque stelle, mi sono subito reso conto che lì dentro ogni donna era una prostituta. E ogni uomo un potenziale cliente, o quantomeno uno intenzionato a “guardare le vetrine”. Mentre parlavamo, Jenny, proveniente da Minsk, Bielorussia, mi ha offerto «qualunque cosa, quello che preferisci, per tutta la notte» per una somma equivalente a 500 dollari. Era meglio se fossimo rimasti nel lussuoso albergo dove stavamo bevendo, ha detto, ma in caso contrario lei ne conosceva un altro, uno più economico ma “amichevole”. Ho declinato l’offerta. Perché non eravamo nel quartiere a luci rosse di Amsterdam o nella Reeperbahn di Amburgo, né tantomeno in un bar del Bund di Shanghai, bensì nel centro di Dubai, l’emirato arabo dove le donne occidentali vengono chiuse in prigione per un mese per un bacetto sulla guancia; la città islamica della penisola che diede i natali a Mao metto, dove la voce del muezzin riecheggia cinque volte al gior no per chiamar e i fedeli alla pr eghiera, dove il con sumo di alcol in pubblico fa scattare l’arresto immediato, dove l’adulterio è un crimine passibile di incar cera zione e dove gli acquirenti dei centri commerciali sono dif?dati dal mettere in atto “palesi manifestazioni d’affetto” come il baciarsi. Ayman Naja? e Charlotte Adams, la coppia recentemente rinchiusa in una prigione nel deserto di Al Awir per una breve pomiciata in pubblico, deve essere stata davvero sfortunata, perché nella realtà dei fatti Dubai è un vortice di attività sessuali che farebbero rizzare i capelli persino sulla più smaliziata testa occidentale. C’è chi ne parla come di una “Sodoma sul mare”. Vita da spiaggia, locali notturni, stili di vita glamour, auto veloci e abbronzature indelebili sono tutti elementi che, nelle teste sature di nebbia e freddo di europei e nordamericani, vengono associati all’idea di “avventura romantica”. Ed effettivamente a Dubai è lecito parlare di una buona dose di “romanticismo”. Ragazze occidentali si innamorano di libanesi belli e vistosi; i visitatori uomini sono attratti dal fascino crepuscolare di donne provenienti praticamente da ogni parte del mondo. Le relazioni che sbocciano in uf?cio o in spiaggia sono cosa comune. Ma gran parte del “romanticismo” di Dubai è costituito dal sesso a pagamento, accettato dai residenti stranieri come la norma e su cui le autorità chiudono un occhio a dir poco. Il bar dove “Jenny” mi ha approcciato era di altissimo livello, un posto dove ragazze dagli abiti e dalle acconciature costose possono chiedere tariffe ingenti a ricchi uomini d’affari o ai turisti.
Locali come questo sono molto diffusi. Teoricamente, ogni albergo a cinque stelle ha un bar dove queste “lavoratrici” sono tollerate o persino incoraggiate a far entrare clienti facoltosi con soldi da scialacquare. Ai livelli più bassi, stessa storia. Nei bar dei circoli sportivi o nei locali dove si fa musica le donne ?lippine competono con quelle russe e con quelle delle ex repubbliche sovietiche per accaparrarsi i clienti a prezzi più bassi. Nei quartieri più vecchi della città, Deira e Bur Dubai, nelle lobby degli alberghi a tre stelle o persino per le strade (per quanto l’adescamento esterno sia ancora raro), le donne cinesi si offrono tutte a prezzi più competitivi. È impossibile quanti?care con esattezza la popolazione di prostitute di Dubai. Le autorità non fornirebbero mai le cifre, e inoltre sarebbe dif?cile includere nel computo il commercio sessuale “occasionale” o part time. Una recente stima ha approssimato la cifra attorno alle 30mila unità su una popolazione di un milione e mezzo. In Inghilterra una percentuale del genere signi?cherebbe una città grande quanto Glasgow e Leeds messe assieme, popolata esclusivamente da prostitute.
Naturalmente ci sono anche altre città internazionali dove “il mestiere più antico del mondo” è ?orente. Ma ciò che rende diversa la prostituzione di Dubai è il livello di consenso che ha da parte dei clienti e, a quanto pare, delle autorità islamiche cittadine. Malgrado sia rigorosamente illegale per la legge degli Emirati Arabi Uniti e per quella islamica, di fatto la prostituzione è un passatempo nazionale. Nell’uf?cio di un funzionario addetto ai visti ho notato una pila di richieste alta quasi venti centimetri, dove ciascun modulo rappresentava una speranzosa “turista” russa, armena o dell’Uzbekistan. Le fotogra?e formato passaporto erano tutte di ragazze attorno ai vent’anni che chiedevano un permesso di un mese per una vacanza nell’emirato. Forse, quando sarà a Dubai, la giovane Aida di Tashkent – con gli occhi a mandorla e il viso imbronciato – riuscirà davvero a lavorare qualche giorno come cameriera d’albergo o commessa in un negozio, e forse anche a passare un paio di pomeriggi in spiaggia a fare vacanza. Ma poi, per gran parte delle notti, venderà il proprio corpo nei bar e negli alberghi, e le autorità per l’immigrazione lo sanno. Lo stesso vale per il funzionario addetto ai visti, che intasca la sua fetta su ogni visto da 300 sterline. Tanto più si va in alto nella catena alimentare degli Emirati, tanto più allettanti diventano le ricompense. Ogni cittadino di nazionalità Uae ha diritto a un certo numero di permessi di soggiorno, che di norma usa per importare domestici, autisti, giardinieri. Quelli in esubero vengono venduti a intermediari che li smerciano a donne che vogliono stabilirsi permanentemente, full time, in città. Tanto più alto è lo status sociale e ?nanziario del cittadino, tanti più permessi ha da “appaltare”. È così che migliaia di donne acquistano il proprio diritto alla residenza full time e a un impiego remunerativo. Tre anni a Dubai – la normale durata di un permesso di soggiorno – può fare la differenza tra una vita di indigenza e la sopravvivenza a Yerevan, Omsk e Bishkek.
Un permesso di soggiorno che cambia di mano a botte di 5mila sterline alla volta è certo un’attività collaterale interessante persino per un facoltoso residente. E assicura inoltre una comoda riserva di sesso per gli abitanti locali, che costituiscono una grossa fetta della clientela del genere di bar dove io ho incontrato “Jenny”. Gli arabi provenienti da altri Paesi sono in cima alla lista dei clienti della prostituzione, con i cittadini dell’Arabia Saudita in testa a tutti, che cercano distrazione dalle loro austere case wahabite durante ?ne settimana a base di alcol e sesso negli hotel di Dubai. Altra consistente categoria di clienti è rappresentata da europei e americani, ed è da non credere con quanta rapidità tutto sembri assumere contorni normali. Qualche drink con gli amici il giovedì sera, magari una cena a base di curry, qualche scurrilità da semiubriachi, dopodiché tutti in un bar dove si sa che quel tipo di ragazza è lì ad aspettare. In Occidente la moralità di un gruppo simile di persone disapproverebbe certi svaghi, ma a Dubai la cosa è naturale come guardare un ?lm di quelli programmati a tarda notte. I residenti maschi con famiglia a Dubai per gran parte dell’anno rischiano di trovarsi piuttosto inibiti – sarebbe dif?cile infatti presentare Ludmilla di Lvov, scollatura vertiginosa e tacchi a spillo, come una collega con la quale si vogliono “rivedere alcune questioni di lavoro sul portatile”. Ma durante le lunghe, torride estati le cose vanno diversamente. Per sfuggire al caldo, mogli e famiglie si rifugiano in Europa o negli Stati Uniti, e allora il cambiamento che interessa la popolazione maschile ha dell’incredibile. Uomini di mezza età con incarichi di responsabilità – amministratori, operatori di mercato, banchieri –che per dieci mesi l’anno sono stati mariti devoti, in luglio e agosto si trasformano in stalloni priapei che sciamano per i bar di Sheikh Zayed Road.
La sera dopo, davanti a una birra, ci si scambiano aneddoti, si descrivono le posizioni, si confr ontano i prezzi e si fa una classi?ca delle nazionalità in base alla per for mance. Potr ebbe sembrar e una disputa sulla Champions League, non a proposito del sesso a pagamento. Ho sentito operatori ? nanziari giusti? care la cosa come parte del processo di globalizzazione, l’ennesima manifestazione del leggero “sbilanciamento” Ovest-Est a causa del quale il potere economico mondiale sta andando verso Est. L’esperienza mi ha insegnato che, se hanno l’occasione e la ragionevole certezza di non essere scoperti, molti uomini diventano infedeli. E per i residenti stranieri a Dubai i mesi estivi forniscono perfette condizioni di laboratorio per l’infedeltà.
Soprattutto, si pr esentano varie opportunità. C’è la cameriera indonesiana che fa capire chiaramente di non aver e obiezioni ad ampliar e le pr oprie mansioni dietr o compenso; la commessa dell’Asia centrale in uno degli sfavillanti centri commerciali che ti scrive il suo nume ro di cellulare sul retro dello scontrino dopo che hai pagato con la carta di credito “nel caso in cui ti servisse qualcos’altro”; la manicure ?lippina dal parrucchiere che ti chiede se ti andrebbe di farti fare anche il pedicur e nella saletta privata. Nonostante per la legge islamica vendere sesso sia haram (proibito), le autorità intervengono raramente. Può capitar e che uno di questi eser cizi venga meno a qualcuna delle tacite regole. Cyclone, per esempio, un malfamato bor dello nei pr essi dell’aer opor to, venne chiuso qualche anno fa, ma effettivamente si era spinto troppo in là: un’area speciale dell’ampio supermercato del sesso era dedicata al sesso orale in house . E quando le autorità ne ordinarono la chiusura, le ragazze semplicemente si spostarono da un’altra parte. Di tanto in tanto i giornali locali pubblicano resoconti relativi allo smantellamento di organizzazioni legate alla tratta di esseri umani e all’arresto degli sfruttatori, ma si tratta di “pesci piccoli”, solitamente gang asiatiche o cinesi, ragazze indiane o nepalesi. Il ver o problema è piuttosto il giro di lusso, che gode di autorizzazioni uf?ciali. Nonostante i pr oblemi ? nanziari dell’emirato, la Sodoma sul Mare è ?orente. Attenti però, potenziali pomicioni: il vostr o compor tamento decadente non sarà tollerato.


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